L’ateneo ferrarese risulta al sesto posto della graduatoria
da estense.com
Nella classifica delle 54 università italiane in cui la quota di finanziamenti, ottenuta in base alla qualità, costituisce una fetta importante dell’assegno statale, l’università di Ferrara risulta sesta in classifica. Un ulteriore riconoscimento per l’ateneo ferrarese, tenuto conto che sull’assegnazione hanno pesato la positiva valutazione della qualità della didattica (per il 34%) e della ricerca (il 66%) e che, a parte Pavia e Trento, hanno fatto meglio di Ferrara solo i Politecnici di Torino e di Milano, tutte realtà assai diverse. Ciò ha quindi consentito di limitare l’importo dei tagli previsti, che dal possibile 5%, si attesta a Ferrara invece a poco più del 2%. Non solo: la previsione del costo del personale per il 2012 è pari al 89,31% (sotto quindi la fatidica soglia del 90%) del Fondo di finanziamento ordinario, facendo entrare così l’Ateneo nel ristrettissimo elenco degli Atenei ‘virtuosi’. Una bella notizia alla fine di un anno che sì è presentato denso di novità, come quella appena approvata dagli organi collegiali che hanno istituito i nuovi Dipartimenti universitari. Come è oramai noto, le nuove strutture sono dodici ed erediteranno le attività didattiche e di ricerca svolte attualmente dai 19 dipartimenti e dalle 8 Facoltà. Architettura, Economia e Management, Fisica e Scienze della terra, Giurisprudenza, Ingegneria, Matematica e Informatica, Morfologia, Chirurgia e medicina sperimentale, Scienze biomediche e chirurgico specialistiche, Scienze chimiche e farmaceutiche, Scienze della vita e biotecnologie, Scienze mediche, Studi umanistici.
«In un momento particolarmente critico della vita nazionale e, quindi, anche del sistema universitario, l’ Università di Ferrara – afferma il Rettore Nappi – ha continuato a dare prova di responsabilità, di impegno e di qualità, conseguendo risultati assai positivi».
da estense.com
Il rapporto Uil sulla cassa integrazione, pubblicato dal sindacato relativamente ai dati raccolti su novembre 2011, lascia ai ferraresi l’amaro in bocca. La provincia infatti risulta essere quella dove, a livello nazionale, si è verificato – rispetto i dati dello stesso mese 2010 – l’incremento maggiore di ore di cassa integrazione: + 652,1%. Agli antipodi la provincia di Isernia, dove le ore sono scese del 97,2%. L’intera penisola sembra comunque soffrire di gravi problemi occupazionali, le regioni del Nord quelle più pesantemente colpite (Liguria ed Emilia Romagna in testa, anche se il triste record è detenuto dalla Sicilia). Restando cronologicamente prossimi al momento presente, il report sottolinea come in Emilia Romagna le ore di cassa integrazione, da ottobre a novembre 2011, siano cresciute drammaticamente del 23,2%.
Guglielmo Loy, segretario confederale Uil, definisce questi dati “una tempesta che si è abbattuta sul nostro sistema economico senza salvare alcun settore”.
Analizzando più nel dettaglio i dati relativi a Ferrara e al suo territorio ecco le comparazioni più significative, che denunciano il pesante peggioramento dell’occupazione locale. Ad ottobre 2011 venivano erogate 375.282 ore di cassa integrazione, a novembre 2.572.020 (una crescita appunto del 585,4%). Di questo totale, ad ottobre 22.010 ore venivano erogate come cassa integrazione ordinaria, che a novembre diventavano più del doppio: 51.832 (125,5% in più). Ad ottobre 111.997 ore venivano erogate come cassa integrazione straordinaria, anch’esse drasticamente aumentate a novembre: 2.285.003 (ovvero del 1940,2%). Le uniche a diminuire lievemente, nel confronto tra le due mensilità, quelle attribuite in deroga: da 241.278 ad ottobre a 235.185 a novembre (una percentuale scesa del 2,5).
Allargando il confronto al 2010, e quindi paragonando i dati di novembre 2011 agli stessi dati di novembre 2010, le conclusioni sono se possibile ancora più sconfortanti.
Il totale 2010 era di 341.967 ore, salito nel 2011 a 2.572.020 – una crescita appunto del 652,1%, la più alta d’Italia -. Le ore di cassa integrazione passavano da 29.016 a 51.832 (aumentavano quindi del 78,6%); quelle di cassa integrazione straordinaria da 128.458 diventavano 2.285.003 (una maggiorazione percentuale del 1.678%), quelle in deroga da 184.493 diventavano 235.185 (crescita del 27,5%).
Da un anno all’altro non cambiano molto le proporzioni rispetto i settori professionali richiedenti. La maggior parte degli ammortizzatori sociali vengono richiesti dai comparti dell’industria e dell’artigianato, segue il settore commerciale, meno frequente l’attribuzione per l’edilizia.
“Sono sempre più urgenti vere politiche economiche per lo sviluppo non recessive accompagnate da una ridefinizione del sistema delle tutele – conclude Loy nella sua introduzione alle statistiche -. Aver garantito con strumenti d’emergenza, quale la cassa in deroga, il non licenziamento a centinaia di migliaia di lavoratori è stato doveroso, ma occorre trovare efficaci azioni per garantire un futuro di lavoro ad essi”.
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Da febbraio 15 lavoratori sono in cassa integrazione e attendono risposte per il futuro
La segreteria provinciale del PdCI (Federazione della Sinistra) e la sezione PdCI Alto Ferrarese hanno epresso la propria solidarietà ai lavoratori della Cembrit Holding di Poggio Renatico e sostegno alla vertenza sindacale in atto per quei dipendenti che, già colpiti dall’attuale crisi economica, da febbraio 2011 si trovano decurtato lo stipendio in seguito alla messa in cassa integrazione ordinaria, a rotazione settimanalmente per 15 lavoratori, decisa dall’azienda in seguito ad una contrattura del mercato edilizio.
La Cembrit Holding è un gruppo danese con sede a Copenaghen e fa parte del Gruppo FLSmidth – leader mondiale nella produzione di tecnologie per il settore cementizio – un gruppo di dimensione planetaria: 2.700.000.000 euro di fatturato nel 2007, con 9500 dipendenti. La Cembrit Holding registra un fatturato di circa 200 milioni di euro ed è attiva in tutta Europa con 6 centri di produzione e 14 filiali di vendita dislocate in diversi Paesi.
In Italia rilevando l’ex Maranit di Poggio Renatico la Cembrit Spa ha voluto creare una nuova piattaforma strategica in provincia di Ferrara per la produzione e distribuzione in tutto il bacino del Mediterraneo del proprio prodotto. “Con queste cifre – commentano dal PdCI – un’azienda di tali proporzioni e risorse abituata certamente al confronto con le parti sociali che nega chiare risposte agli interrogativi posti da rsu aziendale, sindacati e provincia di Ferrara per avere chiarimenti sulle intenzioni che la direzione ha sul futuro dello stabilimento di Poggio Renatico, per il PdCI (Federazione della Sinistra) provinciale e sezione Alto Ferrarese è un comportamento irresponsabile dal quale non possiamo che rimanerne indignati”.
Da febbraio infatti i lavoratori attendono risposte e vivono nell’incertezza di un futuro annebbiato da incognite sulle sorti del proprio posto di lavoro. A marzo 2012 scadranno i termini di diritto alla cassa integrazione ordinaria per l’esaurirsi delle ore a disposizione e a tutt’oggi non si ha ancora nessuna risposta su investimenti, strategie aziendali delle quali, lavoratori e sindacati, sono in attesa in merito alla direzione che si vorrà intraprendere per il futuro della Cembrit di Poggio Renatico.
“Per il PdCI – aggiunge la nota deklla Federazione della Sinistra – non è concepibile che un gruppo di queste dimensioni debba attendere la riunione del consiglio di amministrazione della Cembrit Holding prevista per il prossimo 15 gennaio 2012 a Copenaghen dove probabilmente in quella sede verrà discusso il problema Cembrit di Poggio Renatico. Se la Cembrit Spa a suo tempo ha creduto nello stabilimento di Poggio Renatico come piattaforma strategica, a tutt’oggi dieci mesi trascorsi senza dare risposte sul futuro ai propri lavoratori sono troppi. E’ con amarezza che possiamo constatare come l’atteggiamento del gruppo danese in questo momento sia più attratto nel perseguire politiche di mercato speculatrici seguendo un modello classista ed ingiusto credendole, forse, “giustificate” dall’attuale crisi economica mondiale. Non vogliamo che questo accada. Troppe realtà produttive sono in difficoltà nel territorio ferrarese. Per sconfiggere questa prospettiva occorre costruire un dialogo politico nelle istituzioni e nella società che faccia assumere a tutta la sinistra e alle forze progressiste la centralità del lavoro per ridare al lavoro quella rappresentanza politica che manca ormai da diversi, troppi anni. Per questo come PdCI ci poniamo al fianco dei lavoratori della Cembrit di Poggio Renatico già provati da mesi di cassa integrazione e da onerose ore di sciopero per salvaguardarne i diritti e il posto di lavoro”.
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Solo una settimana fa a Ferrara, come in molte città d’Italia, gli studenti sono scesi in piazza per la giornata mondiale per il diritto allo studio. Ironia della sorte, qualche giorno dopo su internet si diffonde la notizia che è stato accolto il ricorso dell’Unione degli Universitari contro l’Ateneo di Pavia, costretto a rimborsare 1,7 milioni ai propri studenti ai quali aveva fatto pagare tasse eccessive.
La questione è questa: un decreto di 14 anni fa stabilisce che il contributo posto carico degli studenti (le cosiddette tasse universitarie) non può superare il 20% del finanziamento pubblico ricevuto dallo Stato (FFO, il cosiddetto Fondo di finanziamento ordinario degli atenei, che serve a coprire gli stipendi del personale le spese per l’ordinaria manutenzione e per la ricerca scientifica).
Un’inchiesta dell’Unione degli Universitari descrive una situazione di illegalità diffusa su questo tema. Ben 33 atenei su 62 nel 2010 superavano questo tetto del 20% e altri 6 superavano il 19%. Secondo i dati del Ministero dell’Università, il gettito “illegittimo” di tasse richiesto dalle università agli studenti e alle loro famiglie equivale a 218 milioni di euro. L’università più esosa è quella di Urbino che sfora del 36,6 per cento seguita da quella di Bergamo a quota 36,5 per cento. Secondo dati ancora parziali, nel 2011 l’esubero di molti Atenei sarebbe ancora superiore.
Dal 2008, anche l’Ateneo Ferrarese ha subito un drastico taglio del FFO, ma questo non giustifica che l’esubero della tassazione sui propri studenti nel 2010 equivalga a 4.460.213 milioni di euro.
A Ferrara, come negli altri Atenei, RUA-UDU Ferrara sta verificando che non si sia sforato il tetto del 20%, e sta ragionando su un eventuale ricorso al TAR come nel caso di Pavia.
Come FGCI di Ferrara siamo convinti della situazione tragica nella quale si trovano molti atenei – compreso quello ferrarese – a causa dei tagli del duo Tremonti – Gelmini, ma non crediamo che la soluzione sia quella di trovare i soldi aumentando le tasse degli studenti. Appoggiamo l’UDU nell’avvertire la CRUI che, qualora proverà a toccare la soglia del 20% per uscire da questo ‘scandalo’, ci sarà inevitabilmente una mobilitazione in ogni singolo ateneo.
Federazione Giovanile Comunisti Italiani Ferrara
Anche a Ferrara, come in tutto il mondo, giovedì 17 novembre, Giornata Internazionale degli Studenti, i giovani scenderanno uniti in piazza per rivendicare i propri diritti, non solo di studenti, ma anche di cittadini e futuri lavoratori. La crisi attuale del sistema capitalistico, infatti, in quanto crisi di sovrapproduzione, rivela come il modello economico ancora egemone sia incapace di produrre benessere collettivo, ma anzi porti inevitabilmente a livello globale alla distruzione di ricchezza materiale e intellettuale.
Nelle ultime settimane a Ferrara si è creato spontaneamente un luogo di discussione, di analisi e di organizzazione formato da studenti dell’università, delle scuole superiori e giovanili di partito di centro-sinistra (esclusa Rifondazione), il quale è riuscito in breve tempo ad attirare la solidarietà ed il sostegno della CGIL, dei precari della conoscenza, dei ricercatori e del personale t.a. dell’università. Come comunisti abbiamo scelto, fin da subito, di essere soggetto attivo dentro questo movimento, luogo di democrazia, di partecipazione collettiva e di mediazione tra soggetti diversi.
Nel solco della tradizione dei comunisti italiani, continueremo a portare le nostre proposte insieme ai soggetti interessati, considerando come fondamentale l’unità del movimento per costruire un’alternativa anche a Ferrara, ed evitando il puerile auto-isolamento che altri purtroppo hanno scelto. Lavoreremo dunque anche dopo il 17 per cercare di consolidare questa collaborazione attraverso la creazione di un Coordinamento 17 novembre.
Federazione Giovanile Comunisti Italiani Ferrara
Il 17 Novembre èla Giornata Internazionale degli Studenti, una giornata di attivismo studentesco. La data commemora l’anniversario del 17 novembre 1939, data dell’assalto nazista all’Università di Praga dopo le manifestazioni contro l’uccisione di Jan Opletal e l’occupazione della Cecoslovacchia, e dell’esecuzione di nove leader studenteschi e dell’invio di 1200 studenti nei campi di concentramento.
Nel 1941 alcuni gruppi di studenti in esilio, primo nucleo dell’International Union of Students, decisero che il 17 novembre sarebbe diventato l’International Students Day, la giornata internazionale di mobilitazione studentesca.
L’Italia è l’unico paese dell’Unione Europea, e dei paesi a cosiddetto capitalismo avanzato, ad aver ridotto del 20% il finanziamento pubblico all’istruzione, cultura e ricerca, settori che dovrebbero essere invece oggetto di investimento per il futuro. Uno degli effetti derivati da queste scelte miopi è la fuga dei cervelli all’estero. Questi tagli si inseriscono in un contesto di crisi globale più ampio. La crisi del modello neo-liberista, fondato sulla diminuzione dei salari e sul taglio degli investimenti nel settore pubblico, ha portato oltre a gravi danni sociali anche ad un’incapacità del sistema di reggere la competizione globale.
In un sistema in cui già uno studente su cinque degli aventi diritto ad una borsa non la riceveva per mancanza di finanziamenti, si è andato ad abbattere il taglio del 95% dei fondi nazionali per le borse di studio con l’esplosione in tutte le regioni del fenomeno tutto italiano degli idonei non beneficiari. Studenti che hanno diritto, secondola Costituzione e la legge italiana, ad una borsa, ma che non la ricevono per i pochi fondi a disposizione. Dopo questi provvedimenti scellerati ora il Governo vuole dare il colpo definitivo al diritto allo studio approvando una nuova riforma che punta ad adeguare il numero degli studenti idonei alla borsa alle pochissime risorse rimaste, passando quindi dal taglio dei fondi al taglio degli studenti. Tramite l’inasprimento dei criteri richiesti per risultare idonei ad una borsa di studio, il Ministro Gelmini vuole ora tagliare il futuro di migliaia e migliaia di studenti che hanno l’unica colpa di non avere una situazione economica e sociale che gli permetta di mantenersi agli studi universitari.
Nella scuola ci troviamo con: classi sovraffollate, strutture inadeguate, laboratori inutilizzabili, mancanza di docenti di ruolo, di docenti di sostegno e di personale ata, taglio dei corsi di diritto, smembramento e accorpamento di classi, aumento del costo dei libri. Ma perché ci troviamo con i palmari per segnare le assenze, ma poi manca la carta igienica nei bagni? Ma perché il contributo che dovrebbe essere volontario in realtà ora è obbligatorio e ci troviamo comunque a dover affrontare personalmente delle spese che non ci competerebbero? Tutto questo non valorizza l’importante compito dell’istruzione, non solo come apprendimento di singole nozioni, ma come complesso processo di formazione civile e sociale.
Vogliamo istruzione e diritti, esigiamo il diritto al futuro, perché non vogliamo trovare un posto dentro a questa società, ma vogliamo ricostruire una società nuova, paritaria e lontana dai meccanismi che hanno contraddistinto per decenni quella in cui, a fatica, sopravviviamo. Una nuova società che ponga le sue radici nell’istruzione pubblica e nei diritti, in cui per un giovane valga la pena avere un posto. È dunque più che mai necessario scegliere con determinazione di costruire una società fondata sulla conoscenza, sui saperi e sul lavoro. Una società che investa in innovazione tecnologica e ricerca scientifica, che punti sulla buona occupazione e sull’aumento dei redditi. Per noi, infatti, il sapere non è una merce ma un bene comune, l’educazione e la cultura sono fattori di libertà, di emancipazione sociale, di progresso collettivo.
Crediamo che un’occasione unica per rilanciare il movimento e per riappropriarci del nostro futuro sia il 17 novembre, giornata mondiale per il diritto allo studio. La partecipazione di soggetti eterogenei quali studenti medi e universitari, giovanili di partito, sindacati, docenti, ricercatori e insegnanti, dimostra come sia concretamente possibile la presenza nella nostra città di un luogo permanente di confronto sui temi riguardanti l’educazione, il sapere e i giovani. Per questo chiediamo a tutta la nostra generazione, stanca di aspettare un tempo che non avrà mai, di scendere in piazza, insieme a noi, per un movimento non violento che possa urlare ai poteri forti:
Vogliamo un mondo all’altezza dei sogni che abbiamo. Non poi, non domani: ora.
Hanno redatto il documento e si fanno promotori dell’iniziativa: Rete Universitaria Attiva – UDU, Giovani Democratici, Federazione Giovanile Comunisti Italiani, Giovani IDV, Collettivo Liceo Roiti Ferrara, Coordinamento studentesco Liceo Ariosto, Studenti Liceo Carducci
Aderiscono:
CDLT – CGIL Ferrara
FLC – CGIL Ferrara
ARCI Ferrara
Officina
A.U.A.M. “Maestro Michelangelo Antonioni” – associazione culturale UniFe
Antonella Guarnieri – rappresentante PTA Senato Accademico UniFe, storico
Maria Cristina Pareschi – rappresentante PTA Senato Accademico UniFe
Massimo Bonora – rappresentante PTA CdA Senato Accademico UniFe
Giuseppina Antolini – Presidente Consiglio PTA UniFe
Pina Filiciotto, Maddalena Di Lauro, Giovanna Azzini, Ludovica Grillo, Nicoletta Bianchi, Andrea Bottoni, Letizia Minotti, Stefania Mazzoli, Fausto Villani, Luigi Tabacchi, Massimo Galvani, Falappa Walter, Ludovica Grillo – PTA Unife
Davide Guarnieri – impiegato Archivio di Stato di Ferrara, storico
Prof. Carlo Pancera – Docente Facoltà di Lettere e Filosofia
Delfina Tromboni, Direttrice Museo Risorgimento e Resistenza
Loredana La Vecchia, docente incarcato, Unife
Giovanni Ganino, docente incaricato di Teorie e tecniche del linguaggio audiovisivo Unife
Annalisa Pinter, associato di Educazione comparata Unife
Paolo Frignani, ordinario di Pedagogia della comunicazione Unife
Riconfermato segretario durante il congresso della sezione del partito
Portomaggiore. Lunedì sera a Portomaggiore, si è svolto il Congresso della sezione “Enrico Berlinguer” del Partito dei Comunisti Italiani del Medio Ferrarese (comprendente i comuni di Argenta, Portomaggiore e Ostellato). Tra gli interventi, quello del Segretario Provinciale Italo Cariani e del Presidente del Consiglio Comunale di Portomaggiore Michele Bignardi.
Dopo la relazione del Segretario uscente Andrea Musacci sul documento congressuale, nella discussione sono stati affrontati i nodi principali del Congresso, in primis le tre proposte di unità del partito, vale a dire l’alleanza democratica con PD, IdV E SeL per battere le destre, una riunificazione federativa delle forze della sinistra d’alternativa, e la ricostruzione di un unico partito comunista.
Si è inoltre discusso della situazione locale, dopo gli ottimi risultati del PdCI in provincia nelle amministrative dello scorso maggio.
L’assemblea ha, infine, rieletto all’unanimità come Segretario della sezione Andrea Musacci.
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IL 15 OTTOBRE SARÀ UNA GIORNATA EUROPEA E INTERNAZIONALE DI MOBILITAZIONE
“gli esseri umani prima dei profitti, non siamo merce nelle mani di politici e banchieri, chi pretende di governarci non ci rappresenta, l’alternativa c’è ed è nelle nostre mani, democrazia reale ora!”
Commissione Europea, governi europei, Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale, multinazionali e poteri forti ci presentano come dogmi intoccabili il pagamento del debito, il pareggio del bilancio pubblico, gli interessi dei mercati finanziari, le privatizzazioni, i tagli alla spesa, la precarizzazione del lavoro e della vita.
Sono ricette inique e sbagliate, utili a difendere rendite e privilegi, e renderci tutti più schiavi.
Distruggono il lavoro e i suoi diritti, i sindacati, il contratto nazionale, le pensioni, l’istruzione, la cultura, i beni comuni, il territorio, la società e le comunità, tutti i diritti garantiti dalla nostra Costituzione. Opprimono il presente di una popolazione sempre più impoverita, negano il futuro ai giovani.
Non è vero che siano scelte obbligate. Noi le rifiutiamo. Qualunque schieramento politico le voglia imporre, avrà come unico effetto un’ulteriore devastazione sociale, ambientale, democratica. Ci sono altre strade, e quelle vogliamo percorrere, riprendendoci pienamente il nostro potere di cittadinanza che è fondamento di qualunque democrazia reale.
Non vogliamo fare un passo di più verso il baratro in cui l’Europa e l’Italia si stanno dirigendo e che la manovra del Governo, così come le politiche economiche europee, continuano ad avvicinare.
Vogliamo una vera alternativa di sistema. Si deve uscire dalla crisi con il cambiamento e l’innovazione. Le risorse ci sono.
Si deve investire sulla riconversione ecologica, la giustizia sociale, l’altra economia, sui saperi, la cultura, il territorio, la partecipazione. Si deve redistribuire radicalmente la ricchezza. Vogliamo ripartire dal risultato dei referendum del 12 e 13 giugno, per restituire alle comunità i beni comuni ed il loro diritto alla partecipazione. Si devono recuperare risorse dal taglio delle spese militari. Si deve smettere di fare le guerre e bisogna accogliere i migranti.
Le alternative vanno conquistate, insieme. In Europa, in Italia, nel Mediterraneo, nel mondo. In tanti e tante, diversi e diverse, uniti. E’ il solo modo per vincere.
Il Coordinamento 15 ottobre, luogo di convergenza organizzativa dei soggetti sociali impegnati, invita tutti e tutte a preparare la mobilitazione e a essere in piazza a Roma, riempiendo la manifestazione con i propri appelli, con i propri contenuti, con le proprie lotte e proposte
PER LA NOSTRA DIGNITÀ E PER CAMBIARE DAVVERO
COORDINAMENTO 15 OTTOBRE
Si è costituito il Coordinamento 15 ottobre, luogo aperto di tanti e plurali attori sociali impegnati a costruire la partecipazione italiana alla giornata europea e internazionale di mobilitazione.
La giornata del 15 vedrà mobilitazioni in tutta Europa, nel Mediterraneo e in altre regioni del mondo. Anche in Italia è già stata raccolta da tanti soggetti organizzati, alleanze sociali, gruppi informali e persone.
Il Coordinamento si mette al servizio della riuscita della mobilitazione. Curerà unitariamente le caratteristiche, la logistica e l’organizzazione della manifestazione nazionale di Roma e ne definirà le sue parti comuni.
Il suo obiettivo è favorire la massima inclusione, convergenza, convivenza e cooperazione delle molteplici e plurali forze sociali, reti, energie individuali e collettive che stanno preparando e prepareranno la mobilitazione con i propri appelli, le proprie alleanze, i propri contenuti.

Oggi sabato 17 settembre e domani 18 potete trovarci al Balloons Festival (Parco Urbano)!
Potete firmare la petizione promossa dalla FdS a favore della patrimoniale e inoltre…
vi proponiamo il salame ferrarese, vino rosso e vino bianco a offerta libera!
Troverete inoltre materiale informativo sulla manovra finanziari, la nuova rivista del PdCI, Marx Ventuno e le bandane del Che!
Vi aspettiamo!